Anche dall’altra parte del mondo si possono incontrare luoghi incredibilmente familiari.

Questo posto potrebbe essere un ufficio in cui la parte quantitativa del lavoro viene affidata a stagisti a costo zero, mentre le responsabilità sono concentrate nelle mani di poche e troppo stressate persone, disabituate alle pratica della delega.

Chi ha detto Italia? Invece è proprio Shanghai, epicentro economico e cosmopolita della Cina.

E’ piuttosto il tempo a dimostrarsi diverso rispetto alla madrepatria. Nell’ufficio di Shanghai le cose cambiano, nel tempo.

L’azienda cresce, il ricorso agli stagisti diminuisce e le responsabilità dei nuovi arrivati crescono. Nel momento in cui si ha a che fare direttamente con il capo, costui assume un atteggiamento costruttivo, aperto, incredibilmente serio.

Quest’attitudine nel considerare le qualità e i compiti di chi è in ufficio scuote e turba l’impiegato abituato ai manager italiani, che in ampio numero trattano con sufficienza e buffetti sul capo chiunque non conoscano da mezza vita, magari per vie traverse.

Così, nel momento in cui la vita comincia a girare (anche) intorno a un lavoro degno di questo nome, Shanghai rivela la sua natura di posto eccezionale in cui vivere.

L’aria è inquinata a livelli talvolta inconcepibili e la metropolitana di notte è chiusa, ma il piatto rimane pieno, pienissimo.

Locali, ristoranti, quartieri, negozi in numero colossale e della più varia natura consentono all’occidentale che vuole rimanere tale di condurre una vita separata, non da recluso.

Viceversa, non ci vuole nessun particolare coraggio a immergersi nell’esperienza cinese – comunque edulcorata, dato il luogo – che offre la megalopoli e trarne abbondanti soddisfazioni.

Non ha molto senso soffermarsi sulla varietà delle cucine cinesi, dei paesaggi che si offrono al viaggiatore, sulla concezione locale degli acquisti nei negozi e sulla curiosità positiva di molti cinesi nei confronti degli stranieri: occorre essere sul posto e sperimentare.

Non tutto può filare liscio e, alla lunga, gran parte degli occidentali torna indietro comunque: la Cina rimane pur sempre un altro mondo, la distanza culturale è imponente e certe perversioni del mondo del lavoro sono globalizzate.

Tuttavia, chiunque vi si può misurare e trarne esperienze e relazioni che, con una certa iniziativa personale e un pizzico di buona sorte, possono condurre verso ulteriori progressi.

Michele


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